martedì 9 giugno 2009

Alcide Cervi - e d'improvviso il canto dell'Internazionale




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Una mattina viene una staffetta a dirci che un aviatore americano è sceso col paracadute in campagna, verso Rio Saliceto. Aldo e altri partono subito con la staffetta e lo trovano l’americano. Stava in mezzo al paracadute bianco come in un letto matrimoniale e perdeva sangue da una gamba. Quando vede i nostri pensa che siano fascisti e mostra la ferita, che lo fa gridare, ma i miei dicono, partigiani, e allora l’americano ride contento. Lo prendono a braccia, avvoltolano il paracadute e con la macchina tornano a casa.
L’americano è un tipo a suo modo, bacia Genoveffa come sua mamma, quando vede il letto comodo e pulito che lo aspetta, riesce a gridacchiare urrà e ci si sdraia. I figli gli mettono la gamba sulla spalliera e Ferdinando, che aveva organizzato una infermeria, pulisce la ferita e la fascia con la tela migliore, quella che filava la madre. Poi a pranzo gli portano il pollo lesso, per rimetterlo s che è magro, e lui mangia la carne e sputa la pelle. – Ah – dice con la pelle fra le dita e fa un ghignaccio con la bocca e indica lo stomaco. Non gli piace la pelle al putino, e io mi arrabbio perché il pollo era come oro, allora, e nessuno di noi ne mangiava. Eppure pollo ne ebbe poi sempre, e Genoveffa ne faceva comprare, quando non potevamo ammazzare i nostri. Ma la pelle non ha imparato mai a mangiarla, così la toglievamo e la mangiavamo noi. Il ragazzo rifaceva sangue e si cambiava giorno per giorni nel viso, così si alzò presto, voleva cominciare a impalare l’italiano. Veniva giù in cucina e con le donne chiedeva come si chiama questo e quello, così metteva insieme le parole e faceva discorsi buffi. Aveva capito che eravamo comunisti ma faceva finta di niente, chissà prima cosa pensava lui che fossero i comunisti. Poi venne da noi anche un russi, pure lui in cerca di imparare qualche parola d’italiano, e l’americano qualche parola di russo, e il russo qualche parola di americano. Il russo lavorava molto nei campi e quando passava qualcuno nella strada si nascondeva dietro le siepi. Poi vennero neozelandesi e canadesi, c’erano tutti gli alleati. Una sera dopo cena, ci mettiamo a cantare canzoni ognuna del proprio paese e d’improvviso viene fuori il canto dell’Internazionale. La sapevano tutti e la cantavano nella loro lingua, ma quella sera c’era una lingua sola e un cuore solo: l’Internazionale.

Alcide Cervi, I miei sette figli; a cura di Renato Nicolai,
Editori Riuniti, IX edizione – marzo 1956, p. 69-70


4 commenti:

elio ha detto...

Pensare di stare ad approvazione alcuna è contraria allo spirito di Alcide Cervi, che forse conosco. I miei sette figli, che presi alla festa unità a Milano, forse nel 1956. "dopo un raccolto ne viene un'altro", se è il caso potete contare su di me, a rispondere ad ogni eventuale volgarità, gratuitamente, ma togli la possibilità di censura nei confronti di coloro che si sentissero di comunicare cosa.
Approvazione e o moderatore potrà esistere per chi desidera essere anonimo soltanto. E per il resto diciamo cosa alcuna, perchè se c'è qualcosa che vale davvero nell'etica, è che si desidera tacere per ciò che la riguarda.
State bene.
Elio Manfredini
Suzzara

Unknown ha detto...

Elio, come vedi non "censuro" chi critica certe mie scelte.
Tu,se ho bene inteso, sei in disaccordo con la mia scelta di sottoporre a moderazione i commenti inviati a "incidenze".

La moderazione dei commenti è una possibilità: per il fatto che ho costruito uno spazio - per pubblicare, e per discutere, confrontarsi - non sono (e non mi sento) obbligato a pubblicare tutto quello che viene spedito qui.
Non mi pretendo interprete dello spirito di Alcide Cervi, ma non mi ha mai sfiorato l'idea di contraddirlo.

In generale: credo che uno spazio di discussione senza limiti sia impossibile, o inefficace.
E, in specifico: come ho spiegato tempo fa, ho deciso di sottoporre i commenti ad approvazione, in seguito all'invio di commenti fascisti - commenti sciocchi, presuntuosi, petulanti, tediosi, ripetitivi, poveri (c'è stato persino il caso penoso di un commento che - come ho rapidamente verificato - in realtà non era altro che un taglia-incolla di un post pubblicato da un sito "nero"... non scritto dal "commentatore", che ne aveva taciuto l'origine). Non accetto che certi (individui o branchi) vengano qui per "mettere i piedi sul tavolo".

Io penso che il battibecco con i fascisti sia inutile, ozioso, controproducente.
E penso seriamente che tentare di costruire uno spazio richieda delle scelte.

E poi - certamente fuori moda - questo non è un sito bipartisan.

elio ha detto...

Forse non me ne vuoi e sicuro che non è un errore, grazie per la tua correttissima precisione nel rispondere, faccio ancora riferimento sui commenti indiscutibilmente firmati. Se desideri pensarmi disponibile per quanto pensi che io possa aiutarti in qualcosa non farei altro che ringraziarti. Per i commenti anonimi sono perfettamente daccordo con te, non desidero averne a che fare, anzi. Un caro commosso saluto.
Elio Manfredini.

Unknown ha detto...

Penso proprio che non ci siano malintesi, Elio: discutiamo con franchezza, e va benissimo.
Vedi, se poni una questione, come hai fatto, e/o esprimi un parere su un argomento, questo aiuta: a sviluppare, capire, specificare, anche a portare avanti i segmenti di discorso, che rischia, se no, di ripiegarsi su se stesso.