giovedì 11 settembre 2008

S : Soggettivamente

E n c i c l o p e d i a
d e l l a
n e o l i n g u a

.
S
Soggettivamente
(dal loro punto di vista, credendo)



«Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia».



Dichiarazione del ministro della Difesa, 8 settembre 2008

7 commenti:

ciclofrenia ha detto...

Ciao!
Bel blog, che ne dici di fare scambio di link?
Fammi sapere sul mio, un saluto!
Mr.Tambourine.

antifa sempre ha detto...

Un articolo dal Manifesto del 10 settembre 2008

FASCISTI Lo sberleffo di La Russa

di Giovanni De Luna

Sono passati più di dieci anni e i ragazzi di Salò sono diventati i paracadutisti veterani del Battaglione Nembo. Era ovvio il tentativo di Ignazio La Russa di legittimare il suo discorso invocando l'autorevole precedente di Luciano Violante nel suo discorso di insediamento a presidente della Camera. Ma è altrettanto ovvio che questa volta lo strappo è molto più radicale e violento. Con quella espressione, nel 1996, Violante lasciava aleggiare sulla repubblica di Salò una sorta di irresponsabilità adolescenziale, o meglio di deresponsabilizzazione.
Spalancando così la strada a una visione assolutoria di quell'esperienza e facendo precipitare in una sorta di fanciullesca ingenuità gli eventi tragici che scandirono il percorso della militanza nella Repubblica sociale italiana (la complicità nella deportazione degli ebrei, la partecipazione diretta alle stragi dei civili, la ferocia della repressione antipartigiana). Era comunque - quello di Violante - un riferimento ai singoli, alle motivazioni soggettive, ai percorsi individuali di quelli che preferirono allearsi con i tedeschi e misero la propria giovinezza al servizio dello sterminio nazista. Questa volta c'è qualcosa di più e di ben peggiore. La Russa ha citato un reparto militarmente organizzato della Repubblica di Salò, consentendosi un'affermazione che mai si era sentita all'interno dei nostri recinti istituzionali e della nostra memoria «ufficiale» in sessanta anni di storia repubblicana. Il battaglione Nembo non era fatto di «ragazzi»; era una unità regolare che - tanto per togliere ogni dubbio sulla sovranità del governo fantoccio della repubblica di Mussolini - si schierò sul fronte di Anzio inserito organicamente nei quadri della Whermacht. I 350 paracadutisti comandati dal capitano Corradino Alvino, furono infatti utilizzati nell'ambito dei reggimenti 10˚ e 11˚ d'assalto della 4˚ Divisione Paracadutisti germanica. Altro che difesa della patria italiana! Quei militari funzionarono come ausiliari dell'esercito tedesco, obbedirono a una strategia che mirava a fare del nostro territorio nazionale un immenso e sanguinoso campo di battaglia nell'intento di ritardare il più possibile l'avanzata degli anglo-americani verso i «sacri» confini del Terzo Reich. Fu una guerra con i tedeschi e per i tedeschi quella combattuta dai paracadutisti del battaglione Nembo. Fu una scelta riassunta nella tragica parola d'ordine «onore e fedeltà al camerata tedesco». Ignazio La Russa sembra rivendicarla ancora oggi, quando è ormai accertato che quello slogan significò il prolungarsi delle sofferenze del nostro popolo, la possibilità per i nazisti di completare le loro razzìe contro gli ebrei e i partigiani, il protrarsi dell'incubo delle rappresaglie e delle stragi che causarono la morte di quindicimila civili italiani. Il fatto che La Russa abbia scelto per il suo strappo la celebrazione dell'8 settembre e il ricordo dello scontro sostenuto a Porta San Paolo da patrioti italiani contro le truppe tedesche configura poi un paradosso che segnala anche un sinistro corto circuito tra la memoria storica di questo paese e le istituzioni che lo rappresentano. Un ministro della Repubblica celebra le vittime di quello scontro, considerato la data d'inizio della resistenza, elogiando quelli che si schierarono con i loro carnefici! Sembra quasi un tragico sberleffo.

rudy ha detto...

Per Mr.Tambourine: ho visitato "ciclofrenia". Prima, rapida, impressione: abbiamo in comune cose oggi non scontate, per es. un certo antifascismo (non per caso; ti sei affacciato qui a partire da questo post..). E, di questi tempi, non è poco. Direi che è sufficiente per interagire positivamente.
Un'unica riserva, sempre a prima vista: non ho capito bene il ruolo (credo, paradossale) dei richiami al porno nel tuo blog. Ho l'impressione che cerchi di usarlo in modo provocatorio e, in generale, ho molti dubbi sui tentativi di "uso alternativo". Ma, magari avremo modo di parlarne e forse, io, di capirci di più.
Intanto, per lo "scambio" di link, è sufficiente che inserisci un link a "incidenze" nel tuo blog e, come succede regolarmente, (se, come in questo caso, non ho a che fare con blog di orientamento incompatibile, o che che, indipendentemente dal loro valore, non hanno un contatto con quello che mi interessa) ricambio volentieri, inserendo un link nella rubrica "Feedback" di "incidenze".
Poi, a partire da questo primo riconoscimento e "sostegno" reciproco, le cose possono svilupparsi ulteriormente.


Per "antifa sempre":
ti ringrazio vivamente per avermi segnalato questo bell'articolo di Giovanni De Luna, che non avevo visto.
Come vedi, l'ho trovato notevole al punto che ho deciso di rilanciarlo pubblicandolo come post.
In fasi critiche come questa, è importante che si producano (e si diffondano) interventi ed analisi che partendo dalla "cronaca", sappiano esplorare e "smuovere" criticamente, lo spessore storico che investe.
De Luna lo fa qui in modo secondo me eccellente, riuscendo ad articolare in un testo breve e leggibile diversi "strati" di questo spessore: dal ruolo dei reparti militari che aderirono alla Rsi, all'ormai più che decennale riabilitazione dei "ragazzi di Salò" inaugurata da Violante,fino alla violenta (e, credo, non imprevedibile) precipitazione impressa da un ministro di An.
Fermarsi allo scalpore per la gravissima provocazione di La Russa, senza voler vedere cosa lo ha reso possibile, è sviante, e fa spazio ad indignazioni di circostanza da parte di quanti hanno lasciato crescere sostanzialmente indisturbata quest'onda nera, nelle piazze, nelle strade, ma anche nei media, nella "cultura", nelle fabbriche dell'opinione": concessione su concessione, ammiccamento per ammiccamento, accomodamento su accomodamento,, cedimento per cedimento, "svista" su "svista"...

Tornando a noi, l'uso dello spazio commenti, per segnalare documenti e testi che arricchiscono il dossier relativo ai temi in discussione, secondo me è un'ottima cosa, se vuoi, anche un buon segno, che permette di fare del blog un piccolo (parziale, in tutti i sensi) "archivio" costruito collettivamente, per il puro gusto di approfondire e cercare insieme strumenti per capire, per agire.

Antifa ha detto...

La Russa perde il pelo ma non il vizio.

La Russa non dimentica la X Mas

“Tra i reparti schierati in questo piazzale c’è l’elite delle nostre forze armate, come il Consubin della marina, erede della non dimenticata Decima Mas”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, all’inizio del suo discorso pronunciato nell’incontro con le forze armate per lo scambio di auguri di Natale e fine anno, svoltosi a Livorno nella caserma Vannucci della Folgore.

Un ricordo alquanto azzardato. “La Russa perde il pelo ma non il vizio. ‘La non dimenticata Decima Mas’ a cui fa riferimento è il modo peggiore per onorare l’esercito italiano” è la secca replica di Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI - Federazione della sinistra. “Solo un erede del partito che si richiamava al fascismo - continua - poteva fare un simile parallelo. “La nostalgia di La Russa merita una risposta ferma - conclude - l’elogio dimostra che in questo Governo alberga più fascismo di quanto si pensi”.

(quinews.it)

Anonimo ha detto...

Inaccettabili le parole del ministro La Russa

«Tra i reparti schierati in questo piazzale c'è l'elite delle nostre forze armate, come il Consubin della marina, erede della non dimenticata Decima Mas».
Queste sono le parole dette dal ministro della difesa Ignazio La Russa durante la visita alla caserma Vannucci lo scorso giovedì a Livorno. Parole inaccettabili e gravissime , visto che rendono omaggio al reparto d’assalto della X° Flottiglia Mas che dopo l’armistizio dell’ 8 settembre del 1943 aderì alla Repubblica di Salò. La Decima Mas era guidata da Junio Valerio Borghese, soprannominato il principe nero, famoso anche per un mancato colpo di Stato negli anni 70, organizzato dal Fronte Nazionale, movimento politico di estrema destra.
Parole inaccettabili per una repubblica democratica nata dalla lotta partigiana e dalla sconfitta del nazi-fascismo. Parole inaccettabili per una città come Livorno, da sempre antifascista.

Il reparto della Decima Mas, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, divenne tristemente famoso per le efferatezze compiute e per le "continue e feroci azioni di rastrellamento di partigiani e di elementi antifascisti in genere, talvolta in stretta collaborazione con le forze armate germaniche, azioni che di solito si concludevano con la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e la uccisione degli arrestati, e tutto ciò sempre allo scopo di contribuire a rendere tranquille le retrovie del nemico, in modo che questi più agevolmente potesse contrastare il passo agli eserciti liberatori" (dalla sentenza di rinvio a giudizio).

Parole inaccettabili per una repubblica democratica nata dalla lotta partigiana e dalla sconfitta del nazi-fascismo. In un qualsiasi altro paese europeo il ministro sarebbe stato costretto a dimettersi.

Le parole del ministro, pronunciate nella nostra città, risultano come un insulto e una provocazione.
Non possiamo tacere davanti al revisionismo storico; non possiamo tacere davanti all’apologia del fascismo; non possiamo non puntare il dito contro chi si nasconde sotto falsi vesti democratiche, ma ad ogni occasione tira fuori sentimenti nostalgici verso il fascismo.

Ci stupisce che l'area del centro sinistra livornese rimanga in silenzio di fronte alla gravità di quanto detto.

Movimento Antagonista Livornese

29 dicembre 2009

Antonio Murabito ha detto...

Il tentativo di riabilitare gli aderenti alla RSI non rappresenta solo il tentativo di riscrivere la storia della Resistenza, cercando di mettere, almeno a livello morale morale, sullo stesso piano i combattenti delle due parti.
Non solo La Russa, ma anche Fini e altri hanno cercato di screditare quella larga parte dei Partigiani comunisti, che a loro dire combattevano non per la libertà e la democrazia, ma per asservire l'Italia all'URSS, attribuendo quindi valore solo alla lotta dei partigiani cattolici, liberali e socialisti.
Sotto il profilo morale per questi signori i combattenti della RSI sono degni di maggior rispetto dei partigiani comunisti.
Rispetto a Fiuggi, timido passo avanti, mille passi indietro.
Come dire: L'acqua di Fiuggi somiglia sempre di più all'acqua di Vichy.

incidenze ha detto...

E' appunto, Antonio, il "soggettivamente ... credendo": non importa quel che hanno fatto realmente gli scagnozzi del regime fantoccio di Salò, ma le loro presunte "buone" intenzioni.
L'altra faccia della stessa medaglia (di cartapesta) è che non importa che i partigiani comunisti abbiano dato un contributo enorme, indispensabile, determinante, alla Liberazione, ma che "avrebbero voluto" asservire l'Italia all'URSS.
La storia effettiva scompare, soppiantata dai sentimenti, dalle supposte intenzioni, dalle credenze (interpretate, per di più, secondo la bisogna).

Ma la sintesi più efficace è il tuo accoppiamento termale: Fiuggi-Vichy!