venerdì 7 novembre 2008

Noi facemmo della rivoluzione russa la nostra stella polare...

Oggi, 7 novembre (25 ottobre secondo l'antico calendario giuliano che vigeva all'epoca in Russia) è l'anniversario della
Rivoluzione d'ottobre.

Incidenze ricorda questo evento con le parole di un grande anarchico italiano:


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Armando Borghi
Noi facemmo della rivoluzione russa
la nostra stella polare

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Ebbene sì, noi siamo qui a proclamarlo: noi facemmo della rivoluzione russa la nostra stella polare. Esultammo alle sue audacie, alla sua vittorie sanculotte, ai suoi rischi. Alzi la mano chi abbia una questione di patriottismo, di quello di sana pianta, da sollevare sulla frontiera della rivoluzione nei secoli. Ci si indichi, chi patriota non da operetta, non abbia dato e chiesto sangue, entusiasmo e persino denaro per il trionfo della sua idea nel mondo, facendo di questa idea, dovunque sorgesse la voce di Spartaco, il centro della sua patria.
Dovevamo chiedere al popolo russo di presentarci il certificato di legittimità della sua rivoluzione? Se era matura? Se era esattamente al suo ciclo storico; se era la rivoluzione russa che aveva bisogno di noi o noi che avevamo bisogno di essa per avviare la nostra rivoluzione?
Noi guardammo alla rivoluzione russa con l’occhio dei nostri bisnonni della Rivoluzione Partenopea nei confronti della Rivoluzione Francese. Ma quello che pochi ricorderanno è questo: che anche i guerrafondai del 1914 e seguenti, in un primo tempo furono entusiasti della rivoluzione russa, aspettando da quella parte una ripresa giacobina della guerra. Fu Arturo Labriola, dopo il ritorno dalla sua missione intesista in Russia, a dare l’allarme nel campo interventista contro l’abbaglio di una rivoluzione russa invocante la super guerra. Mussolini lasciava traccia della sua infallibilità nel suo quotidiano su questo tema: «Questa volta la rivoluzione aveva dei muscoli. Doveva vincere e ha trionfato propagandosi dalle vie della Neva alla città santa del Kremlino; ha completamente trionfato. Storiche giornate che iniziano un’era nuova» [1].
Una altro genialissimo, tra i mentecatti ravveduti, Gustavo Hervé, da Parigi ricalcava le orme di Mussolini sulla famosa rivoluzione russa invocante la super guerra dell’Intesa. La prova delle cose venne tentata quando sui Carpazi Kerensky si improvvisò gran maresciallo e il suo esercito prese un gran sacco di botte.
Un indice del fenomeno che covava sotto la quiete apparente imposta dai rigori di guerra si ebbe in occasione della venuta in Italia dei cosiddetti «argonauti della pace», che erano già i rappresentanti dei soviet. Fu uno straripamento meraviglioso di folle inneggianti alla Russia. A Roma ne allibirono. I delegati russi ne restarono stupiti. Io ricordo di averli sorpresi con le lagrime agli occhi nel comizio di Firenze. «Siamo venuti a scoprire la rivoluzione in Italia », diceva Goldenberg, capo della missione russa, nel grande comizio tenutosi nella casa del popolo di Rifredi, dove lo stesso Morgari aveva pronunciato un discorso infiammato. La prima grande colpa della rivoluzione russa fu quindi, non la sua dittatura, ma il suo «no» alla guerra. La dittatura nella guerra ad oltranza non avrebbe fatto schifo alla democrazia dell’Intesa.
Per lungo tempo il temine stesso di «bolscevismo» non era chiaro. Lo si prendeva come sinonimo di rivoluzione sociale. Scriveva il repubblicano Oliviero Zuccarini: «Il bolscevismo è diventato il bau bau agitato da tutte le inquiete coscienze conservatrici. Siete rivoluzionari, dunque siete bolscevichi! Ogni rivoluzionario per non sentirsi attribuire idee e motivi bolscevichi russi dovrebbe rinunciare ad essere rivoluzionario» [2]
.…
Che dire poi dei socialriformisti i quali in ogni occasione di moti e di rivolte avevano sulle labbra l’accusa di dittatura contro i movimenti di proteste e di agitazioni. Non era da questo pulpito che potevamo aspettarci una predica seria contro la dittatura.
da: Armando Borghi, La rivoluzione mancata
Edizioni Azione Comune, Milano 1964
[riedizione a cura dei gruppi d’Azione Carlo Pisacane, del libro di A. Borghi, L’Italia tra due Crispi. Cause e conseguenze di una rivoluzione mancata,
“uscito nel 1925, semiclandestino in Francia e ignorato in Italia"]
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NOTE
[1] Il Popolo d’Italia; 17 maggio 1917
[2] Olivero Zuccarini, Pro e contro la Dittatura, Libreria Politica Moderna, Roma 1920.
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4 commenti:

Dario ha detto...

OFF TOPIC PER KILOMBO: art. 4
Kilombo è un portale di blog (meta-blog). Possono dunque aderirvi soltanto titolari di blog o di siti personali commentabili.
faccio presente che stando a quanto dice questo articolo uno dei redattori, nella fattispecie Spartacus Quirinus, avendo reso privato il suo blog si è chiamato fuori dalle regole previste dalla Carta di Kilombo per cui, a parer mio, è da considerarsi decaduto dalla carica di redattore e, non rispettando le regole basilari della Carta, si dovrebbe procedere all'espulsione.

Spartacus Quirinus ha detto...

Caro Dario Ballini uno che è entrato in redazione per starci una notte potrebbe anche star un poco bonino... il blog è lì ed è visibile... non lo è stato per una notte. Io non ci sto a fare la vittima sacrificale per coloro che stanno cercando di affossare questo aggregatore per dar lustro ad un altro. A quanto vedo sei un vero "democratico". Mi scuso con Rudy, il suo bel post, con il quale mi ritrovo in accordo rispetto alla Rivoluzione d'Ottobre, è stato utilizzato per dei mezzucci.

Carlo ha detto...

Ma che c'azzeccano stì commenti non lo capisco...bah!
Ciao Rudy,mi fa' piacere che anche tu ti ricordi ogni tanto di questi meravigliosi personaggi e dei loro scritti.Un'abbraccio.

Anonimo ha detto...

Per dario: ma se ci sono comunicazioni su Kilombo, perché non inviarle per posta elettronica? Altrimenti questa pratica rischia di diventare una sorta di gabella, e Kilmbo, in contrasto con la sua funzione di agevolare la conoscenza di blog e la loro comunicazione, rischia di essere usato per gravare i blog di un'inutile zavorra.

Per Spartacus quirinus: mi fa piacere se hai apprezzato il testo di Borghi. L'ho pubblicato per mostrare quanto sia stupido, opportunistico e riduttivo il tentavo di liquidare e ridurre il senso della rivoluzione d'ottobre nella vacua presunzione di stare al passo coi tempi (nella modalità, ovviamente, "adattativa") e, chissà, di schiudere un futuro che, bene o male, si risolverebbe nel classico happy end (che, a onor del vero, tanto "nuovo" non è).
Sul funzionamento e la gestione di Kilombo, il suo rapporto con altri aggregatosi, etc., non credo per svogliatezza o disinteresse, di fatto ci capisco pochissimo. Ci sono ormai migliaia di post e commenti in rete, ma la quantità di informazioni, pareri,attacchi e contrattacchi, accuse e difese ecc., costruisce una selva in cui, per chi non riesce a distinguere chiaramente chi e cosa è in gioco, è veramente difficile orientarsi, capire, e prendere eventualmente posizione. Quando le cose non mi sono chiare, per miei limiti o perché non sono comunicate in contesti e forme che le rendano decifrabili, non sento l'esigenza di "partecipare".
Spero che la polvere (sensazione che ce ne sia troppa) si depositi e che, ne frattempo, non intasi troppo i blog.

Per Carlo: ti ringrazio per aver riportato l'attenzione sul post, in certi casi uno sguardo "da fuori" (nel senso di non immediatamente coinvolto) è prezioso.
Avevo in qualche angolo della mente una qualche memoria del brano di Borghi. E sapevo di avere anche, in chissà quale scaffale o scatolone, quel suo libro.
Come capita a volte per non so quale fortunata coincidenza, quando ti appassioni a un argomento, i libri e le pagine che ti servono è come se ti cadessero per caso tra le mani, al momento giusto.
E' andata così: ho ritrovato come per caso, o per fortuna, l'ago nel pagliaio proprio a ridosso dell'anniversario della Rivoluzione d'ottobre.
Se i transfughi del culto Rivoluzione avessero un briciolo della tempra di un Armando Borghi, e anche soltanto una vaga traccia del superbo spirito critico che dà forza e complessità al brano che o stralciato, allora...

No - diceva qualcuno - con i "se", non si fa politica e, aggiungiamo, nemmeno "cultura"...