mercoledì 29 dicembre 2010

A. Gramsci: Perché i comunisti chiamano mandarini i funzionari sindacali riformisti

Antonio Gramsci
da L'Ordine Nuovo
n. 173. , 23 giugno 1921
sotto la rubrica:
"La lotta su due fronti degli operai metallurgici torinesi"




Perché i comunisti chiamano mandarini i funzionari sindacali riformisti? Chi sono i mandarini?

Il mandarinato è una istituzione burocratico-militare cinese, che, su per giú, corrisponde alle prefetture italiane. I mandarini appartengono tutti a una casta particolare, sono indipendenti da ogni controllo popolare, e sono persuasi che il buono e misericordioso dio dei cinesi abbia creato apposta la Cina e il popolo cinese perché fosse dominato dai mandarini. Chi fa il bel tempo? I mandarini. Chi rende fertili i campi? I mandarini. Chi dà la fecondità al bestiame? I mandarini. Chi permette all'ingenuo popolo cinese di respirare e di vivere? I mandarini. È dunque naturale che il popolo cinese sia nulla e i mandarini siano tutto. E' naturale che solo i mandarini possano deliberare e comandare e il popolo cinese debba solo obbedire, senza recriminazioni, pagar le tasse senza fiatare, dare al mandarino tutto ciò che il mandarino domanda, senza preoccuparsi di sapere il perché e il percome.

Perché i comunisti chiamano mandarini i funzionari sindacali riformisti e non li chiamano con altri nomi, per es. bonzi come in Germania, o in altro modo che indichi solo il dominio assoluto, I'intrigo burocratico per mantenersi al potere ad ogni costo, la prepotenza e l'altezzosità? Per questa ragione: perché i funzionari sindacali riformisti disprezzano le masse, sono convinti che gli operai sono tante bestie, senza intelligenza, senza carattere, senza principi morali, bestie che si tengono tranquille e mansuete dando loro modo di comprare un litro di vino e di andare all'osteria a ingozzarsi di cibo. I funzionari riformisti disprezzano le masse operaie cosí come i mandarini, uomini di alta casta, gente uscita dalla corte imperiale cinese, disprezzano i loro sudditi, ignoranti, sporchi, superstiziosi ...


continua QUI
.

mercoledì 22 dicembre 2010

Guy Debord: Commentaires, XXV


XXV

Con le nuove condizioni attualmente predominanti nella società schiacciata sotto il tallone di ferro dello spettacolo, notiamo ad esempio che un assassinio politico è visto in una luce diversa; in un certo nodo smorzata. Ci sono molti più dementi di prima dappertutto,ma ciò che è infinitamente più comodo è che se ne può parlare in modo demenziale. E tali spiegazioni mediali non sono imposte da un qualsiasi terrore regnante. Al contrario, è l'esistenza pacifica di tali spiegazioni che deve suscitare terrore.
Quando nel 1914, poco prima dello scoppio della guerra, Villain assassinò Jaurès, nessuno dubitò che Villain, individuo probabilmente un po' squilibrato, aveva ritenuto di dover uccidere Jaurès è perché agli occhi degli estremisti della destra patriottica, che avevano influenzato profondamente Villain, Jaurès appariva un uomo che sarebbe stato sicuramente nocivo per la difesa del paese. Qugli estremisti avevano però sottovalutato l'immensa forza del consenso patriottico nel partito socialista, che l'avrebbe spinto rapidamente all'«unione sacra»; e questo sia nel caso che Jaurès fosse assassinato,sia nel caso che gli si lasciasse l'opportunità di perseverare nella sua posizione internazionalista di rifiuto della guerra. Oggi, di fronte a un simile avvenimento, i giornalisti-poliziotti, noti esperti di «fatti sociali» e di «terrorismo», direbbero subito che Villain era conosciuto per i suoi reiterati tentativi di omicidio, spinto da una pulsione indirizzata ogni volta verso uomini che potevano professare opinioni politiche disparate,ma che casualmente presentavano tutti una somiglianza fisica o di abbigliamento con Jaurès. Diversi psichiatri lo confermerebbero, e i mass media, attestando semplicemente la loro competenza e la loro imparzialità di esperti incomparabilmente auorizzati. In seguitol'nchiesta ufficiale della polizia potrebbe portare, fin dal giorno successivo, alla scoperta di di varie persone rispettabili, pronte a testimoniare che Villain, ritenendo un giorno di essere stato mal servito alla «Chope du Croissant», aveva minacciato ripetutamente in loro presenza di vendicarsi entro breve tempo del gestore del caffè, abbattendo davanti a tutti e sul posto uno dei suoi migliori clienti.


Ciò non significa che in passato la verità si imponesse con frequenza e rapidità: perché alla fine Villain fu assolto dalla Giustizia francese. Fu fucilato solo nel 1936, quando scoppiò la rivoluzione spagnola, perché aveva commesso l'imprudenza di risiedere alle Baleari..


Guy Debord
Commentaires sur la Société du spectacle, 1988
tr. it. a c. d. F. Vasarri, 1990

domenica 19 dicembre 2010

Chanson des villes - René Char - Hélène Martin, terres mutilées 1986




Mes villes en rang
Mes villes en sang
Mes villes fusillées
Mes villes bâillonnées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

C'est Guernica c'est Varsovie
Hiroshima ou c'est Paris
Cette Alesia du sang partout
C'est Stalingrad c'est Điện Biên Phủ
C'est Điện Biên Phủ

Mes villes ouvertes
Mes villes inertes
Mes villes bombardées
Mes villes cloisonnées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

Milliers d’otages dans le silence
C’est toi Carthage c’est Numance
C'est Entremont ce requiem
Un autre nom Jérusalem
Jérusalem

Mes villes en armes
Mes villes en larmes
Mes villes mitraillées
Mes villes mutilées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

Et les villages oh mes amours
Tant de carnages comme Oradour
Quels sont ces cris ces trahisons
Oh mes amis oh ma maison
Oh ma maison

Ma ville orgueil
Ma ville en deuil
Un homme l’a sauvée
Ma ville délivrée

N’oubliez pas
N’oubliez pas


Mes villes en rang
Mes villes en sang
Mes villes fusillées
Mes villes bâillonnées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

C'est Guernica c'est Varsovie
Hiroshima ou c'est Paris
Cette Alesia du sang partout
C'est Stalingrad c'est Điện Biên Phủ
C'est Điện Biên Phủ

Mes villes ouvertes
Mes villes inertes
Mes villes bombardées
Mes villes cloisonnées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

Milliers d’otages dans le silence
C’est toi Carthage c’est Numance
C'est Entremont ce requiem
Un autre nom Jérusalem
Jérusalem

Mes villes en armes
Mes villes en larmes
Mes villes mitraillées
Mes villes mutilées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

Et les villages oh mes amours
Tant de carnages comme Oradour
Quels sont ces cris ces trahisons
Oh mes amis oh ma maison
Oh ma maison

Ma ville orgueil
Ma ville en deuil
Un homme l’a sauvée
Ma ville délivrée
N’oubliez pas
N’oubliez pas
.

Mes villes en rang
Mes villes en sang
Mes villes fusillées
Mes villes bâillonnées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

C'est Guernica c'est Varsovie
Hiroshima ou c'est Paris
Cette Alesia du sang partout
C'est Stalingrad c'est Điện Biên Phủ
C'est Điện Biên Phủ

Mes villes ouvertes
Mes villes inertes
Mes villes bombardées
Mes villes cloisonnées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

Milliers d’otages dans le silence
C’est toi Carthage c’est Numance
C'est Entremont ce requiem
Un autre nom Jérusalem
Jérusalem

Mes villes en armes
Mes villes en larmes
Mes villes mitraillées
Mes villes mutilées

Ça fait si mal
Ça fait si mal

Et les villages oh mes amours
Tant de carnages comme Oradour
Quels sont ces cris ces trahisons
Oh mes amis oh ma maison
Oh ma maison

Ma ville orgueil
Ma ville en deuil
Un homme l’a sauvée
Ma ville délivrée

N’oubliez pas
N’oubliez pas

sabato 18 dicembre 2010

B : bel [sabato]


E n c i c l o p e d i a
d e l l a
n e o l i n g u a
.
B
bel

[sabato]



"Siamo tutti danneggiati. Per cosa e per chi manifestano? Se ne vadano a casa". Dura reazione dei rappresentanti dei commercianti e i cittadini di corso Buenos Aires, presenti oggi in piazza Aspromonte per l'incontro nella sede storica di Forza Nuova, contro il presidio di protesta organizzato da sindacati e antifascisti in Porta Venezia. Secondo i commercianti, il presidio antifascista, indetto contro l'iniziale scelta di Forza Nuova di inaugurare la nuova sede di corso Buenos Aires, poi revocata dal Comune, e' una manifestazione "ingiustificata" dal momento che Forza Nuova, "dimostrando grande senso civico", ha deciso di disdire l'iniziativa e promuovere un incontro nella vecchia sede per evitare altre polemiche. L'accusa rivolta alle associazioni promotrici del presidio e' che la loro presenza, con conseguente presidio di polizia, ha allontanato i clienti dai negozi del corso. "Rovinano il nostro lavoro - ha spiegato Paolo Uguccioni, presidente del Comitato Cittadini di Corso Buenos Aires-Venezia - i sindacati vadano a fare le loro trattative per i lavoratori, non vengano a rovinare un bel sabato in cui le famiglie dovrebbero venire a fare gli acquisti di Natale".

______
fonte:

Forza
Nuova, commercianti Buenos Aires: "Danneggiati da presidio sindacati" ,
il Giornale
, sabato18/12/2010
.

lunedì 13 dicembre 2010

H. M. Enzensberger: Nel libro di lettura per classi superiori

Non leggere odi, figlio mio, leggi gli orari.
Son più esatti. Svolgi le carte di navigazione
prima che sia tardi. Vigila, non cantare.
Viene il giorno che torneranno a inchiodar liste
sulla porta e a chi dice di no dipinger sul petto
qualcosa di uncinato. Impara ad andare
senza esser conosciuto, impara più di me:
a cambiar quartiere, passaporto, faccia.
Fai pratica di tradimento al minuto,
di sporca quotidiana salvezza. Le encicliche
sono utili per accendere il fuoco
e i manifesti per incartare burro e sale
a chi è senza difesa. rabbia e pazienza ci vogliono
per soffiare nei polmoni del potere
la fine polvere mortale, macinata
da chi ha molto imparato,
da chi è esatto, da te.



ins lesebuch für die oberstufe

lies keine oden, mein sohn, lies fahrpläne:
sie sind genauer, roll die seekarten auf,
eh es zu spät ist. sei wachsam, sing nicht.
der tag kommt, wo sie wieder listen ans tor
schlagen und malen den neinsagern auf die brust
zinken. lern unerkannt gehen, lern mehr als ich:
das viertel wechseln, den pass, das gesicht.
versteh dich auf den kleinen verrat,
die tägliche schmutzige rettung. nützklick
sind die enzikliken zum feueranzünden
die manifeste: butter einzuwickeln und salz:
für die wehrlosen, wut und geduld sind nötig,
in die lungen der macht, zu blasen
den feinen tödlichen staub, gemahlen
von denen , dir viel gelernt haben,
die genau sind, von dir.




da: Hans Magnus Enzensberger,
Verteidugung der Wolfe, Suhrkamp, Frankfurt a. M., 1957
tr. it. di Franco Fortini e Ruth Liser in
H. M. Enzensberger, Poesie per chi non legge poesia

Feltrinelli, Milano, 1964

domenica 12 dicembre 2010

Ragazzo mio, un giorno ti diranno ...

Luigi Tenco
Ragazzo mio



Ragazzo mio,
un giorno ti diranno che tuo padre

aveva per la testa grandi idee
ma in fondo poi
non ha concluso niente.
Non devi credere, no, vogliono far di te

un uomo piccolo, una barca senza vela

Ma tu non credere, no,
che appena s'alza il mare

gli uomini senza idee
per primi vanno a fondo.

Ragazzo mio
un giorno i tuoi amici ti diranno

che basterà trovare un grande amore

e poi voltar le spalle a tutto il mondo.

No, no, non credere, no, non metterti a sognare

lontane isole che non esistono.

Non devi credere,
ma se vuoi amar l'amore

tu non gli chiedere
quello che non può dare.


Ragazzo mio,
un giorno sentirai dir dalla gente

che al mondo stanno bene solo quelli
che passano la vita a non
far niente
No, non, non credere no,
non essere anche tu
un acchiappanuvole che sogna di arrivare.
Non devi credere,
no, no, no non invidiare chi
vive lottando invano
c
ol mondo di domani.
.

giovedì 9 dicembre 2010

Incontro Foucault-Marx . Firenze, 13 dicembre 2010


Gruppo Quinto Alto - Laboratorio nuova buonarroti


Gli spazi della parola - incontri di filosofia e letteratura

LUNEDÌ 13 DICEMBRE, ore 16.30
Biblioteca delle OBLATE, I piano, s
ala letteratura (scala B)
via dell'Oriuolo 26, Firenze


III incontro di
L’ANGOLO DI LETTURA
Conversazioni muovendo da




Foucault-Marx. Paralleli e paradossi
Bulzoni, Roma 2010
a cura di Rudy M. LEONELLI


intervengono col curatore
Stefano BERNI, Giuseppe PANELLA e Giovanni SPENA


ingresso libero




Prossimi incontri di L’ANGOLO DI LETTURA, dall’8 NOVEMBRE 2010 al 20 MAGGIO 2011, Biblioteca delle Oblate, 1° piano:
  • LUNEDÌ 10 GENNAIO, ore 16,30 Le «officine filosofiche» oggi: una ricerca / rivista, intervengono Stefano BERNI, Silvano CACCIARI, Ubaldo FADINI e Stefano RIGHETTI

  • LUNEDÌ 17 GENNAIO, ore 16,30 Paolo GODANI, La sartoria di Proust. Estetica e costruzione nella «Recherche» (ETS, 2010) e Marco PIAZZA, Redimere Proust. Walter Benjamin e il suo segnavia, (Le Càriti, 2009), interviene, con gli autori, Ubaldo FADINI

  • LUNEDÌ 14 MARZO, ore 16,30 Per una festa dell'immaginazione: rileggere Raymond ROUSSEL, intervengono Gianni BROI e Ubaldo FADINI. Letture di Caroline GALLOIS

  • LUNEDÌ 2 MAGGIO, ore 16,30 Il turbamento e la scrittura, a cura di Giulio Ferroni (Donzelli, 2010), intervengono Paola ITALIA e Katia ROSSI

  • LUNEDÌ 9 MAGGIO, ore 16,30 Tommaso TARANI, Il velo e la morte. Saggio su Leopardi (Bulzoni, 2010), intervengono, insieme all'autore, Vittorio BIAGINI e Andrea SARTINI

  • VENERDÌ 20 MAGGIO, ore 21 Alessio SCARLATO, 20 gennaio 1942. Auschwitz e l'estetica della testimonianza (NEU, 2009), intervengono, insieme all'autore, Massimo BALDI e Katia ROSSI

Gruppo Quinto Alto
quintoalto@gmail.com


mercoledì 8 dicembre 2010

John Lennon


John Lennon

Liverpool, 9 ottobre 1940 - N
ew York, 8 dicembre 1980




Power to the people




Power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people, right on

Say you want a revolution
We better get on right away
Well you get on your feet
And out on the street

Singing power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people, right on

A million workers working for nothing
You better give 'em what they really own
We got to put you down
When we come into town

Singing power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people, right on

I gotta ask you comrades and brothers
How do you treat you own woman back home
She got to be herself
So she can free herself

Singing power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people, right on
Now, now, now, now

Oh well, power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people, right on

Yeah, power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people, right on

Power to the people
Power to the people
Power to the people
Power to the people, right on




lunedì 6 dicembre 2010

Strage dell'Istituto Salvemini, 6 dic. '90 : un manifesto in-attuale



A vent'anni dalla
Strage dell'Istituto Salvemini

Casalecchio di Reno (Bo)

qualcuno ha con ragione osservato che


i rei sono tutelati, le vittime no.

per non dimenticare, per documentare,

incidenze pubblica copia
di un manifesto collettivo

che fu scritto, stampato e affisso "a caldo"
nello sforzo di guardare lucidamente in faccia l'orrore.




TUTTO RE
GOLARE!

Per produrre il disastro dell’I.T.C. “SALVEMINI” non basta la “sfortuna”.
Occorre un aeroporto piazzato tra le abitazioni, occorre la presenza di strutture centralizzate, speciali, pericolose (come l’“esercito”) e il loro operare sulle nostre teste, sulla nostra pelle.
I poteri che ci sovrastano fanno operazioni
su (o contro) di noi.

SIAMO CAVIE, numeri buoni per riempire una statistica, masse di manovra da usare, spostare, [uccidere], eventualmente.

QUESTA NON È UNA CATASTROFE NATURALE! Lo scandalismo è idiota, il cordoglio delle autorità è grottesco.
Mantenere un aeroporto in città, o fare esercitazioni militari, anche su zone abitate, può costare questo.
Non è un prezzo troppo caro:
lo fanno pagare a noi.
Qualsiasi cerimonia ufficiale è un oltraggio, maldestramente travestito da pietà.

È TUTTO IN REGOLA, perché
queste sono le regole,
fino a quando non troveremo
la forza, l
intelligenza, la determinazione
di scardinarle.
Studenti autorganizzati via Capo di Lucca occupata - Centro sociale Zanardi - Centro sociale Fabbrika - Isola nel Kantiere - Coop. Bold Machine - Laboratorio anarchico di comunicazione antagonista.

Bologna, 7 dicembre 1990

......................................................................................
Ringrazio:
Archivio del
Circolo Anarchico Berneri - Bologna
Fotografia di Vincenza Perilli

.

venerdì 3 dicembre 2010

Desiderio e piacere [da un'intervista a Michel Foucalt]



Estratto da un'intervista a Michel Foucalt sulla nascita dell'ermeneutica del soggetto e sul passaggio dal concetto di piacere nell'antichità classica a quello di desiderio nel primo periodo cristiano.

mercoledì 1 dicembre 2010

Mario Monicelli. 19 maggio 1915 - 29 novembre 2010



che la morte ci trovi vivi
perché la vita non ci trovi morti

.



manifesto da: Senza Soste

'sta rivoluzione... uno striscione a/per Mario Monicelli


una manifestazione,
uno striscione
(foto da Liberazione di oggi):




... come finisce? Non lo so, non lo so.
Mah, io spero che finisca
in una specie di...

quello che in Italia non c'è mai stato:
una bella botta, una bella rivoluzione.
Rivoluzione
che non c'è mai statain Italia...
 Mario Monicelli


da un'intervista del marzo 2010 [video]

Mario Monicelli ... l'immagine che balena una volta per tutte ...


La tradizione degli oppressi ci insegna che lo «stato di emergenza » in cui viviamo è la regola. Dobbiamo giungere a un concetto di storia che corrisponda a questo fatto. Avremo allora di fronte, come nostro compito, la creazione del vero stato di emergenza .… Lo stupore che le cose che viviamo sono «ancora» possibili nel ventesimo secolo è tutt’altro che filosofico. Non è l’inizio di alcuna conoscenza, se non di quella che l’idea di storia da cui proviene non sta più in piedi.


Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia, § 8




Mario Monicelli
1973:
VOGLIAMO I COLONNELLI
Cronaca di un colpo di Stato






sabato 27 novembre 2010

Gaston Bachelard - Portrait d'un philosophe

01/12/1961:
intervista
a
Gaston Bachelard

Bar-sur-Aube, 27 giugno 1884 – Parigi, 16 ottobre 1962



                                                              



«Gaston Bachelard, ancien professeur de philosophie à la Sorbonne, a reçu récemment le prix national des lettres [7 novembre 1961]. Nous le découvrons près de la place Maubert où il vit dans une petite pièce dont il ne sort presque plus. Avec humour, il nous parle de sa vie, de son amour pour les choses simples et "naturelles". Il dément l'idée que l'on se fait souvent à tort d'un philosophe ...»

_________________________
.

venerdì 26 novembre 2010

domenica 21 novembre 2010

la temuta e sconvolgente efficacia della parola [da: L'internamento di Nietzsche]



“Ma la cultura, caro amico, la nostra cultura… Viviamo in un ambiente così innocente, così vago e irreale … che la violenza e la morte sembrano escluse. Eppure per secoli, per millenni, le parole hanno avuto un senso di minaccia o di salvezza, sono coese tra gli uomini come coltelli. L’idea della cultura che abbiamo ricevuto, qualcosa di molto elevato, ideale, che ha valore per il suo disinteresse, ed esprime soltanto conoscenza … Beh, questa storia non è vera: se si cercano certi testi, che oggi forse sono poco conosciuti, se si vanno a leggere quei libri che sono che sono, per così dire, ancora chiusi nelle biblioteche, che nessuno legge da secoli, e non si bada, caro amico, al senso più prossimo, almeno come noi lo intendiamo, al senso conoscitivo o puramente speculativo … le cose possono apparire sotto una luce diversa, connettersi in modo imprevedibile, sconosciuto, ma ancora dotato di senso. Così ad esempio una discussione letteraria o scientifica può nascondere una condanna a morte, o un ammonimento sinistro: nella discussione compaiono soltanto teorie diverse, ma a poco a poco si capisce, eventualmente da piccoli particolari, da sfumature interpretative, ironiche, polemiche, che ci sono dei condannati e dei condannatori, degli imputati e dei giudici, che il processo in corso è una lotta in cui ciascuno mette in gioco la vita”.

Sorrise e si avvicinò finestra scuotendo la testa, come per limitare l’importanza delle ultime parole.

“Ma non si tratta soltanto di questo. In una civiltà dominata da una religione qualsiasi, le parole non possono essere mutate arbitrariamente, a caso. Nella teoria del diritto del Medioevo, e anche del Cinquecento e del Seicento, le formule si ripetono con poche lentissime variazioni, tutto il contrario dello sproloquio moderno; in questo mondo, in cui da qualche parola ben detta dipende l’assenza o la presenza di Dio, il peso, la gravità, la temuta e sconvolgente efficacia della parola è ancora presente. Che la parola sia divenuta soltanto parola soltanto discorso, è un fenomeno che noi, in fondo abbiamo accettato come cosa ovvia, su cui ci siamo adagiati troppo presto, senza verificare, senza indagare. Capisce cosa voglio dire? Non voglio affatto spiegare le sue ultime vicende; cerco di dirle che lei si trova certamente ancora, tutti ancora ci troviamo, a orientarci in un mondo troppo complesso con strumenti inadeguati”.

Capivo il senso generale del discorso; tuttavia si era creata in me una certa diffidenza. Kleiber diceva cose interessanti ma non tali da costituire per me una specie di rivelazione. Pensavo che questo orientamento derivava in parte dai suoi studi sulle religioni primitive, studi importanti nel loro ambito, ma che non potevano assumere un significato così esteso; mi sembrava inoltre, a tratti,di notare una certa reticenza o riservatezza.

“Capisco il suo imbarazzo – riprese Kleiber sorridendo, e avvicinando il suo viso al mio – Sono sempre i vecchi discorsi, penserà, da mitologo e storico delle religioni. Eppure lei ha vissuto, osservato, subito alcune forme di violenza, si è sentito minacciato: riconosca allora che, se la parola ha un potere reale, modifica in qualche modo la realtà, anche la violenza pura, insensata o incomprensibile, che è una delle caratteristiche più rilevanti della nostra epoca, non potrà isolarsi … o nascondersi. Essa dovrà esprimersi: cioè parlare, giustificarsi, controbattere, argomentare”.


da Guglielmo Forni Rosa

“L’internamento di Nietzsche” (1977)

ora in L’internamento di Nietzsche e altri racconti
Faenza, Moby Dick 2007

.

sabato 20 novembre 2010

Manfredi tra King e Foucault - «Tecniche di resurrezione»

Quel poliedrico di Gianfranco Manfredi: cantautore, scrittore, sceneggiatore di cinema, tv e fumetti (Magico Vento, Volto Nascosto). Ma non chiamatelo eclettico, perché già una volta ebbe a ribattere: «Eclettici sono gli architetti o i medici che scrivono anche romanzi, io faccio un unico lavoro usando semplicemente diverse forme di scrittura».
E allora, questa volta, parliamo di Manfredi scrittore di cui è uscito
Tecniche di resurrezione (Gargoyle Books, pp. 496, euro 18), una sorta di seguito del precedente Ho freddo (Gargoyle, 2008), con ancora protagonisti i gemelli Aline e Valcour de Valmont. La coppia di scienziati (lei ricercatrice scientifica e lui medico chirurgo) si sposta dal Rhode Island degli ultimi anni del Settecento e da una vicenda di supposti vampiri all’Europa del primo Ottocento.
La storia prende avvio da un esperimento di rianimazione di un impiccato e da un delitto commesso, apparentemente, dal «fantasma» di un chirurgo, e si svolge in parallelo tra la Londra di Re Giorgio III e la Parigi di Napoleone. Il canovaccio gotico-horror, fatto di «mad doctor», esperimenti al limite, tavoli anatomici e dissezioni di cadaveri trafugati, serve però a Manfredi per un’indagine nei meccanismi e nell’ideologia di quelle che Foucault e Basaglia definirono «istituzioni chiuse», segnatamente quelle che riguardano la sanità: dagli ospedali ai manicomi. Lo scavo arriva fino al cuore dell’istituzione medica, ai rischi del potere della classe e della scienza medica, esercitato senza una reale partecipazione e diffusione della conoscenza.
A riprova di questa seria ricognizione Manfredi ha fatto da «testimonial» nella recente campagna «Staminabilia» (sulla ricerca e utilizzazione delle cellule staminali del sangue) al Festival della Scienza di Genova. Tranquilli però: non aspettatevi un noioso pamphlet che sfoggia erudizione e affastella documenti, perché il romanzo di Manfredi, pur documentatissimo, è un romanzo-romanzo, ben scritto e dal buon ritmo. Quasi da fare invidia - come annotò Sergio Pent recensendo
Ho freddo - a Stephen King.

Renato Pallavicini, in l'Unità, 18 Novembre 2010


. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 Tecniche di resurrezione

venerdì 19 novembre 2010

humor nero: «Fliegen macht frei» (ovvero Aeroclub di Treviso sottozero)



TREVISO. «Una scelta di pessimo gusto» recita il rabbino capo della comunità ebraica di Venezia. «Siamo in piena inciviltà dell'immagine» aggiunge il presidente dell'Istresco. «E la solerte Procura trevigiana dov'è?» si chiede il presidente dell'Associazione partigiani. La protesta dell'Aeroclub di Treviso, che ha fatto realizzare sopra una cancellata dell'aeroporto Canova la scritta uguale nei caratteri e nella forma a quella che accoglieva i prigionieri del campo di sterminio di Auschwitz («Il volo rende liberi», in tedesco, al posto del famigerato slogan coniato dai nazisti «Il lavoro rende liberi») suscita un'ondata di reazioni...


continua a leggere in: la tribuna di Treviso
.

giovedì 18 novembre 2010

martedì 16 novembre 2010

Seminario «Foucault e Marx»

«Io cito Marx senza dirlo, senza mettere le virgolette, e poiché la gente non è capace di riconoscere i testi di Marx, passo per essere colui che non lo cita. Un fisico, quando lavora in fisica, prova forse il bisogno di citare Newton o Einstein? Li usa, ma non ha bisogno di virgolette, di note a piè di pagina o di un’approvazione elogiativa che provi fino a che punto è fedele al pensiero del Maestro. E poiché gli altri fisici sanno quel che ha fatto Einstein, quel che ha inventato, dimostrato, lo riconoscono subito. È impossibile fare storia oggi senza usare una sequela di concetti legati direttamente o indirettamente al pensiero di Marx e senza porsi in un orizzonte che è stato descritto e definito da Marx. Al limite, ci si potrebbe chiedere che differenza ci sia tra essere storico e essere marxista»

Michel Foucault
"Entretien sur la prison : le livre et sa méthode", 1975
tr. it. in Microfisica del potere, 1977, p. 134

*  *   *
Rudy M. Leonelli
Seminario
Foucault e Marx
per il corso del prof. Alberto Burgio
0442 - Storia della filosofia contemporanea
Università degli Studi di Bologna
Dipartimento di Filosofia
A. A. 2010 - 2011


Il seminario si propone di delucidare il rapporto forte intrattenuto dalle ricerche di Michel Foucault con concetti ed analisi di Marx, segnatamente nel campo del sapere storico-politico moderno, soffermandosi su diversi luoghi strategici delle opere dei due filosofi-storici e sull’incessante ripensamento – non esente da rettifiche, spostamenti, specificazioni – di Foucault intorno ai suoi rapporti con Marx.
In questa prospettiva il Corso al Collège de France del 1976 “Bisogna difendere la società” assume un’importanza decisiva: è qui che Foucault esplora il complesso e conflittuale processo di formazione del sapere storico-politico moderno, a partire dal riconoscimento tributato da Marx agli storici francesi della Restaurazione, per analizzare poi le posteriori e divergenti trasformazioni di questo sapere, nel cui campo si iscrive la stessa genealogia di Foucault.
Lungo l’asse di questa dimensione riflessiva considereremo inoltre diversi brani di autori (in prevalenza marxisti) che – dopo Marx e prima del Corso del 1976 – hanno trattato la questione del paradossale emergere della storiografia moderna.e/o dell’interpretazione della storia in termini di lotta di classe come radicale e inattesa trasformazione dell’antica guerra delle “razze”.

Orario e sede del seminario: giovedì, ore 11-13, via Centotrecento 18, aula D
Data di inizio: giovedì 18 novembre 2010

__________________________
Comunicazioni
per i/le frequentanti:

* Il seminario,integrativo del corso di Storia della filosofia contemporanea del Prof. A. Burgio, è opzionale.
Per chi sceglie di includere nell'esame i temi affrontati nel seminario, è prevista una riduzione dei testi della bibliografia d'esame.
Per informazioni più dettagliate rivolgersi al dott. Leonelli.
* Parti integranti di testi discussi al seminario sono disponibili presso la Copisteria Centotrecento, via Centotrecento 19/b, Bologna
Aggiornamenti calendario:
Come comunicato a chi era presente alla scorsa giornata,
il seminario "Foucault e Marx"
NON si terrà giovedì 23 dicembre,

e riprenderà giovedì 13 gennaio 2011,

* * *
Il seminario si concluderà
giovedì 20 gennaio
(ore 11-13 aula D)
.

domenica 14 novembre 2010

Deleuze - Boulez - Berg


Gilles Deleuze
Vincennes, 1975-1976


La storia fatta dai grandi compositori non è una storia conservatrice ma al contrario una storia di distruzione pur amando l'oggetto che si distrugge. Boulez lo dice a proposito delle forme musicali in Berg.





L'histoire faite par les grands compositeurs est non pas une histoire conservatrice mais une histoire de destruction tout en cherissant l'objet quo'n detruit. Boulez le dit à propos des forrmes musicales chez Berg.
.
.

lunedì 8 novembre 2010

Foucault-Marx. Paralleli e paradossi - Presentazione a Bologna 12 nov. 2010



FOUCAULT-MARX PARALLELI E PARADOSSI
a cura di Rudy M. Leonelli
Bulzoni Editore, 2010



Venerdì 12 novembre
ore 18

Libreria delle Moline
Via delle Moline, 3/A
Bologna
tel.: 051 23 20 53




Ne parlano:

Andrea Cavalletti
Università IUAV di Venezia
Manlio Iofrida
Dipartimento di Filosofia, Università di Bologna
Giuseppe Panella
Scuola Normale Superiore di Pisa
Rudy M. Leonelli
Dipartimento di Filosofia, Università di Bologna.


Qui si tratta del buon uso che riusciamo a fare di quanto è contenuto nelle riflessioni di Foucault, Marx, Gramsci,sulla natura ambigua e contraddittoria del potere,che è contemporaneamente sia dominio, sia egemonia, attraversando il pensiero politico della modernità, ma anche del rapporto stretto tra cultura e democrazia, dell’intreccio tra potere e sapere, che ha percorso in molteplici direzioni la profonda riflessione del nostro tempo nei testi di suoi protagonisti, quali Nietzsche, Heidegger, Freud, Breton, Sartre, Bataille, Blanchot, Canguilhem, per esempio, ma anche il poeta René Char, dell’immaginazione, del pensiero, del possibile.

Da interventi presentati e discussi all’incontro: Foucault, Marx, marxismi organizzato dal Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici, il volume raccoglie sei saggi:

Alberto Burgio, La passione per la critica.
Stefano Catucci, Essere giusti con Marx.
Guglielmo Forni Rosa, Note sul rapporto Foucault-Marx. A proposito di “Difendere la società”.
Marco Enrico Giacomelli, Ascendenze e discendenze foucaultiane in Italia. Dall’operaismo italiano al futuro.
Manlio Iofrida, Marxismo e comunismo in Francia negli anni ’50. Qualche appunto sul primo Foucault.
Rudy M. Leonelli, L’arma del sapere. Storia e potere tra Foucault e Marx.

Il volume è arricchito da un contributo di Étienne Balibar.


.

sabato 6 novembre 2010

"Giovinezza" : per chi ha ancora un po' di memoria storica

Vittorio Emiliani
Quando Toscanini non eseguì Giovinezza

A CHI ha proposto di far cantare Giovinezza a Sanremo si dovrebbe ricordare che il rifiuto di eseguirla prima delle opere opposto dal grande Arturo Toscanini fu la ragione fondamentale del suo esilio in America. Mussolini stesso lo convocò e gli chiese di eseguirla alla Scala alla prima di Turandot di Puccini il 25 aprile 1926, ma il maestro oppose un muto diniego fissando per tutto l' incontro il soffitto. Per questo rifiuto venne aggredito e malmenato a Bologna in prossimità del Teatro Comunale nel 1931 e decise che non avrebbe più diretto in Italia finché ci fosse stato il fascismo. Né diresse più a Bayreuth dopo l' avvento di Hitler, né a Salisburgo dopo l' annessione dell' Austria alla Germania nazista. Per poterlo avere sul podio in Europa gli crearono il festival di Lucerna, ma chi si mosse in auto da Milano - ricordava Camilla Cederna - venne segnalato e schedato alla frontiera. Insomma, non è questione di canzonette. Almeno per chi ha ancora un po' di memoria storica.

da: la Repubblica 5 novembre 2010



Leoncarlo Settimelli
La storia:Toscanini si era rifiutato di eseguire «Giovinezza»
al Teatro comunale.
Qualcuno lo colpì e Leo Longanesi commentò
Bologna 1931.

Schiaffo fascista a «un uomo schifoso, un rudere...»


Immaginiamoci Bologna, nel 1931, anno nono dell'era fascista. Il Teatro Comunale ha in programma un concerto diretto dal grande Arturo Toscanini, forse il più grande direttore d'orchestra del Novecento, carattere forte, scontroso, noto per il dominio ferreo dell'orchestra. La città si è preparata all'evento. Abiti da sera e divise fasciste, nero su nero, e belle dame, gente dell'alta borghesia e aristocratici. Perbacco, stasera c'è quello lì, quello che ci dà lustro all’estero, che non ha nascosto simpatie per il regime, almeno all'inizio. E stasera dirigerà la musica di Giuseppe Martucci, che a Bologna ha dato lustro e al quale il Podestà vuole rendere un grande omaggio. Bene, è tutto pronto, automobili e qualche carrozza hanno scaricato un pubblico scelto, che se ne intende. Naturalmente la serata si aprirà con la Marcia reale («Viva il Re-viva il Re-viva il Re- le trombe eroiche squillano» si cantava anche in coro) e con Giovinezza, con la quale si aprono tutte le trasmissioni radio e tutti gli eventi pubblici: «Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza» suonano le parole scritte da Salvator Gotta su una musica che il maestro Blanc aveva scritto per un’operetta che parlava di studenti. Poi Gotta aveva cambiato tutto e si incominciava con «Salve o popolo d'eroi» per finire a «Dell'Italia nei confini/son rifatti gli italiani/li ha rifatti Mussolini/ per la guerra di domani…». Evidentemente per Toscanini è troppo e fa sapere che non dirigerà quei brani. Apriti cielo! Grande trambusto e una mano che si protende a schiaffeggiare il maestro che se ne torna in albergo, seguito da grida e insulti. Chi lo ha schiaffeggiato? Una cronaca vuole che sia stato Leo Longanesi, l'inventore del motto «Mussolini ha sempre ragione». Che su Libro e moschetto dello stesso anno, sfogherà il suo livore scrivendo in prosa futurista che «il maestro celebre, dopo la sua morte sarà come tutti gli uomini destinato a marcire», «uomo schifoso… un rudere che molta gente, di dentro e di fuori, avrebbe voluto divenisse il deposito escrementizio di tutte le loro acidose e putrefacenti ire isteriche… gli osservo sulla guancia le impronte (ora metaforiche) dello schiaffo bolognese che lo fa degno del mio compassionevole sguardo e… gli sputo negli occhi». Toscanini risultò sgradito al regime quanto a lui risultò sgradito Mussolini e tutto il carnevale fascista. Se ne andò a dirigere per il mondo e in America e non tornò che a Liberazione avvenuta. L'11 maggio del 1946 dirigerà nuovamente alla Scala. Nel 1943 aveva diretto a New York l'Inno delle nazioni in cui aveva incluso anche l'Internazionale. Lo identificò come l'inno di tutti quelli che, a cominciare dall’Urss, avevano contribuito alla sconfitta del nazismo e del fascismo.
da: l'Unità, 17 gennaio 2007